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La carognetta

Che la vita di un essere umano valga più di qualsiasi parola, lo penso sempre. Anche ora. Vale più della parola resistenza, più di orgoglio, di vergogna, offesa. Non c’è niente da fare. Perché la vita è una carognetta che si mangia tutto, con divertimento, cinismo e sguaiatezza.

Nel momento stesso in cui cadono le bombe e le persone sotto vengono dilaniate, succedono molte cose. Succede che magari il figlio, mentre il padre viene smembrato dalla bomba, sorrida a uno scherzo di un suo coetaneo, sotto al rifugio. La vita succede sempre, in ogni momento e in ogni luogo. Tutte le peggiori sofferenze e le più grandi gioie si mischiano insieme, senza sosta, senza parole valori e ideologie a fermare alcunché. Mentre scrivo muoiono persone in Ucraina e in Yemen, ma anche in molti altri posti, una malattia non curata per povertà, ignoranza o semplice pigrizia. Muore il grande amore di qualcuno, prima ancora che ci fosse un bacio, o subito dopo. Muore la nonna di decine di nipoti, pianta da tutta la famiglia. Muore lo Scrooge di turno, prima della sua redenzione, da solo. E accanto a tutte queste morti, le nascite e le gioie. Milioni di orgasmi, mentre scrivo, stanno riempiendo le orecchie di vicini stanchi o invidiosi. Forse la moglie di un militare russo sta prendendo la decisione di lasciarlo per il suo amante, forse una donna ucraina è finalmente riuscita a liberarsi del marito violento diventando vedova di guerra, forse in questo stesso istante migliaia di persone gioiscono per un nuovo taglio di capelli, per una birra gelata, per un sorriso dopo una lite.

Molti anni fa, nella metro di Roma, mi capitò di assistere a questa scena. Un quindicina di ragazzi spagnoli, in gita, parlavano forte, ridevano, probabilmente stavano per nascere degli amoretti adolescenziali, sotto il sole del settembre romano. Nel vagone della metro il rumore era forte, ma questi ragazzetti contribuivano parecchio al casino. All’ennesima risata, un uomo grasso, sui trentacinque anni, seduto in disparte, urla fortissimo “Basta! Finitela! Non ne posso più! Mio padre è morto oggi, capito? My father dead today! Basta!”. Subito dopo quel signore scoppia a piangere. Nel vagone della metro si fa silenzio. Poco dopo i ragazzetti iniziano a guardarsi e ripartono sorrisi d’intesa, risatine e tutto quello che c’era prima. In quel vagone stavano insieme tutto quel dolore e tutta quella spensieratezza. Insieme. Non c’era modo che l’uno sopraffacesse l’altra.

Era terribile e allo stesso tempo bellissimo.



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