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Caro signor Putin, caro signor Zelensky, abbiate il coraggio che hanno i bambini

[english version below]


Caro signor Putin, caro signor Zelensky, mia figlia Nina ha 4 mesi e sta dormendo sul divano vicino a me. Ho fatto un bel po’ di fatica ad addormentarla perché ha il sonno leggero. Pochi giorni fa ha iniziato a fare due cose che prima non faceva: si è girata da pancia in su a pancia in giù e ha riso sonoramente. Sì, lo so, lo fanno tutti i bambini, niente di straordinario. Vi chiederete perché vi sto scrivendo le cose banali di mia figlia.

Ve lo scrivo perché ho pensato che queste due cose sono molto legate insieme. Nina, da quando è nata, fa di tutto per stabilire legami. Prima con la sua mamma, poi con me, e poi con tutte le cose e le persone che si ritrova intorno. Il suo stare al mondo è un andare incontro al mondo. Nina cerca legami, e una volta stabiliti, trova la fiducia che è in grado di farla ridere. Ridere senza paura.

Già, perché i neonati hanno questa cosa qui, questa strana incongruenza: si fidano tantissimo, ma sono anche molto paurosi. Basta pochissimo per innescare un legame di fiducia, come basta un niente per spaventarli. Nina a volte si spaventa perché giro la testa troppo velocemente di fronte a lei, non oso pensare come reagirebbe allo scoppio di una bomba.

Signor Putin, signor Zelensky, fin da piccoli tutti noi cerchiamo di fare una cosa: creare legami con chi ci sta intorno, per trovare fiducia e per ridere insieme. Per scacciare la paura, la paura di star male, la paura di restare da soli. Posso immaginarvi tra le braccia di vostra madre a piangere per una porta sbattuta dal vento, per poi essere consolati e ritrovare il sorriso.

Quello che state facendo, ora, da quasi un anno, è la cosa più contraria allo spirito umano. La cosa più importante per gli esseri umani sono i legami con le persone e i sorrisi che riescono a strappargli. Non la patria, non l’egemonia, non l’orgoglio, non la geopolitica, niente di tutto quello che è stato inventato dopo da uomini piccoli, che hanno scambiato il potere per la felicità. I neonati ci insegnano che tutti i nostri sforzi di esseri umani devono andare verso gli altri per stabilire legami di fiducia, aiuto e sorriso, per scacciare quella maledetta paura di star male, di restare da soli.

Io non credo che leggerete questa lettera, quindi non credo che possa farvi smettere di usare armi gli uni contro gli altri. Quello che mi piacerebbe è che vi fermiate a pensare non tanto ai vostri figli, che son già grandicelli. Pensate a Nina, a un neonato che conoscete. Magari andate in un asilo nido. Guardateli, i bambini. Guardateli e pensate a quello che state facendo. Ai morti. Ai vivi che i morti hanno lasciato. Alle armi che vi piace usare, a cui date tanta importanza.

Nina qualche secondo fa aveva iniziato a lamentarsi nel sonno, ho appoggiato la mia mano sul suo petto e si è riaddormentata. Di questo hanno bisogno le persone. Sempre. Ovunque. Abbiate il coraggio che hanno i bambini. Fermate la guerra che state facendo. Tutte le cose per cui state combattendo non sono niente a confronto con i legami d’amore che abbiamo costruito e costruiremo. Abbiate il coraggio che hanno i bambini.


Beppe Casales



Dear Mr Putin, dear Mr Zelensky, my daughter Nina is four months old and is sleeping on the sofa next to me. I had a hard time getting her to sleep because she is a light sleeper. A few days ago, she started doing two things she didn't do before: she rolled over from belly up to belly down and laughed out loudly. Yes, I know, all babies do it, nothing extraordinary. You may wonder why I am writing you trivial things about my daughter.

I am writing this to you because I thought that these two things are very closely related. Nina, ever since she was born, has done everything to build connections. First with her mum, then with me, and then with all the things and people around her. Her being in the world is a going out to meet the world. Nina seeks connections, and once established, there she finds the confidence which enables her to laugh. Laughing without fear.

Yes, because babies have this thing here, this strange inconsistency: they trust a lot, but they are also very fearful. It takes very little to trigger a bond of trust, just as it takes nothing to scare them. Nina sometimes gets scared because I turn my head too quickly in front of her, I dare not think how she would react to a bomb blast.

Mr Putin, Mr Zelensky, from an early age we all try to do one thing: to create bonds with those around us, to find confidence and to laugh together. To chase away fear, the fear of being sick, the fear of being alone. I can imagine you in your mother's arms crying over a door slammed in the wind, only to be consoled and smile again.

What you’ve been doing now, for almost a year, is the most contrary to the human spirit. The most important thing for human beings are their bonds with people and the smiles they manage to wring from them. Not homeland, not hegemony, not pride, not geopolitics, none of all that was invented later by little men who traded power for happiness. Babies teach us that all our efforts as human beings must go towards others to establish bonds of trust, help and smile, to chase away that damned fear of being sick, of being alone.

I don't think you will ever read this letter, so I don't think it will stop you from using weapons against each other. What I would like is for you to stop and think not so much about your children, who are already grown up. Think about Nina, a newborn you know. Maybe go to a nursery school. Look at them, the children. Look at them and think about what you are doing. About the dead. About the living that the dead have left behind. About the weapons you like to use, which you value so much.

Nina had started moaning in her sleep a few seconds ago, I put my hand on her chest and she fell back asleep. That's what people need. Always. Everywhere. Be as brave as children are. Stop the war you are waging. All the things you are fighting for are nothing compared to the bonds of love we have built and will build. Be as brave as children are.


Beppe Casales

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